Page 106 - Dalle origini ai giorni nostri: convergenze e divergenze tra lingue slave
P. 106

Mirko Sacchini


                  riferimento, tutti di eguale valore, descritti a livello semantico, sintatti-
                  co e pragmatico. Alcuni di questi semi verranno da noi usati per sottospe-
                  cificare i semi ‘generali’ proposti dal gruppo di L. Janda. Quello che però
                  a noi più interessa della classificazione di Krongauz è la sua scelta di ve-
                  dere i finitivi non come verbi che portano il seme di ‘finire’ o ‘conclusione
                  al punto finale’, ma un seme definito come “perdita di una capacità” (pp.
                  81-82). E questo ci porta a dover chiarire se il seme finitivo apportato dal
                  prefisso ot- all’azione della base verbale vada inteso come completamento
                  (COMPL), conclusione al suo limite finale, o come esaurimento (ESAUR),
                  come perdita delle risorse interne che la alimentano. All’interpretazione
                  della finitezza come COMPL sono ricondotte le seguenti definizioni: “ter-
                  minazione definitiva di un’azione, cessazione di un processo, imposizione
                  di un limite temporale all’azione frequentemente senza risultato” (Avilova
                  1976, 286), “cessazione di un’attività o di uno stato” (Zaliznjak, Mikaèljan,
                  e Šmelëv 2015, 120), “terminazione di un’attività o processo” (Petruhina
                  2000, 218), “conclusione di un’azione” (Cejtlin 2009, 353), “cessazione al
                  punto finale” (Endersen et al 2012, 261-262). All’interpretazione ESAUR
                  sono riconducibili invece le definizioni “perdita della capacità di compie-
                  re l’azione della base per esaurimento delle risorse interne o della durata
                  prevista” (Krongauz 1997, 81-82) e “esaurimento di un’azione programma-
                  ta in precedenza” (Dobrušina e Paillard 2001, 73-74). Questa opposizio-
                  ne nell’interpretazione della finitezza, oltre che semantica, sembrereb-
                  be essere grammatico-funzionale: secondo Krongauz (1997, 82) quando il
                  finitivo si lega al pronome svoë (‘proprio’), la sua idea di conclusione vie-
                  ne rafforzata a tal punto che per l’azione della base sarà inabile a prose-
                  guire oltre il momento di riferimento dato dal contesto. All’opposto, per
                  Petruhina (2000, 218) è proprio il pronome svoë il vero mezzo che abilita
                  l’azione della base a proseguire nel futuro. Ricollegandoci alla teoria dei
                  limiti di A. V. Bondarko (1987), c’è dunque da capire se il finitivo riferisce
                  un limite relativo o assoluto quando usato con e senza il pronome svoë.

                  I verbi finitivi nella didattica del russo

                  A differenza degli studi di matrice linguistica, nei manuali didattici di
                  russo come lingua seconda i verbi finitivi con il prefisso ot- non ricevono
                  una particolare attenzione. Nei manuali, altresì, si preferisce concentrar-
                  ci sui verbi con il prefisso ot- di valore spaziale, in particolare sui signifi-
                  cati legati ai due semi depart e remove. Per quello che riguarda i finitivi,
                  nei manuali di livello principiante ed intermedio (fino al B2 incluso), essi
                  non vengono descritti e le loro occorrenze non sembrerebbero quantitati-


                  104
   101   102   103   104   105   106   107   108   109   110   111