Page 103 - Dalle origini ai giorni nostri: convergenze e divergenze tra lingue slave
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I verbi finitivi con il prefisso russo


            mite sull’asse spazio-temporale (activities); in particolare, verbi di attività
            umana e movimenti di direzione indeterminata (otbegat’ ‘finir di correre’,
            otplavat’ ‘finir di correre’). Solo in misura minore fra le loro basi trovia-
            mo i verbi di atto statico (states), come quelli di posizione spaziale (otsi-
            det’ ‘finir di stare in prigione’) e, diversamente dal ceco (Petruhina 2000,
            225), di stato emotivo (otgrustit’ ‘finir di esser triste’). Ma questo non va-
            leva nel passato. Dmitrieva (2005, 142-143) ci fa notare come i finitivi pri-
            ma del XV secolo si originassero da basi di classe azionale totalmente di-
            versa, ovvero, da quelle terminative durative (accomplishments). Nel loro
            novero troviamo basi transitive (ot”kositi ‘finir di falciare’, ot”žati ‘finir
            di spremere’), di attività umana transitivizzabile (ot”peti ‘finir di canta-
            re’) e pure basi di movimento unidirezionale (ot”bežati ‘finir di correre in
            una direzione precisa’). Solo a partire dal XVI secolo pare che il modello
            del finitivo con ot- abbia assunto i tratti odierni, cominciandosi a forma-
            re dalle basi di attività umana intransitiva, incapaci, dunque, di reggere
            un complemento oggetto (otguljati ‘finir di festeggiare’, otmolitsja ‘finir di
            pregare’). Detto questo, nel linguaggio bambinesco russo, quando anco-
            ra la categoria dei finitivi è in fieri, Cejtlin (2009, 353-354) vede che i finiti-
            vi possono ancora originarsi da basi transitive, vedi otpomnit’ (‘smettere
            di ricordare’). E guardando alle altre lingue slave, troviamo che nel ceco e
            nello slovacco i verbi finitivi (ma con il prefisso do-) possono crearsi sia da
            basi transitive che intransitive (Petruhina 2000, 223-225).
               Dal punto di vista aspettuale, i finitivi possono comporre coppie di tipo
            ‘triviale’ (trivjal’nye pary), ovvero di sola ripetibilità, con un derivato di se-
            conda imperfettivizzazione avente il suffisso -yva- mai applicabile in con-
            testi attualdurativi (all’opposto dei finitivi del ceco, vedi Petruhina 2000,
            225). Che ci sia però un blocco molto frequente alla generazione di tali
            coppie suffissate, lo testimoniano già i verbi perfectiva tantum di cui par-
            leremo nel nostro lavoro: otbegat’sja (‘finire di correre’), otguljat’ (‘finire di
            passeggiare’), otrabotat’ (‘finire di lavorare’) e otkričat’ (‘finire di gridare’).
               Infine, i finitivi rispettano i criteri di appartenenza al gruppo dei ver-
            bi con prefisso cosiddetto ‘superlessicale’ o ‘esterno’ (Svenonius 2004;
            Romanova 2004; Tatevosov 2013), cioè capace di fungere da testa sintat-
            tica per l’intero sintagma verbale: non ammettono nella loro struttura
            morfologica che i prefissi ‘lessicali’ (spaziali o aspettuali) siano più a si-
            nistra, cioè ne precedano il prefisso ot-; ammettono i verbi di moto in-
            determinato come base; hanno un seme temporale di MdA sempre va-
            lido, unico e funzionalmente corrispondente ad una avverbiale, il quale
            rende il significato ‘complesso’ dei loro verbi affissati sempre riconduci-


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