Page 102 - Dalle origini ai giorni nostri: convergenze e divergenze tra lingue slave
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Mirko Sacchini
seme quantitativo-temporale, quindi di fase (cioè, di inizio, fine o dura-
ta delimitata), di quantità (cioè, di ripetibilità) o di uno specifico tipo di
intensità, il quale va a ristrutturare l’iniziale manifestazione sull’asse
temporale dell’azione del verbo della base (Avilova 1976, 270; Zaliznjak,
Mikaèljan, e Šmelëv 2015, 104-105). Oltre a questa definizione di senso
stretto (“etnica” per Isačenko 1960, 300) del termine MdA, esposta nei la-
vori della Scuola linguistica di Mosca (A. A. Potebnja, A. A. Šahmatov, V.
V. Vinogradov; E. V. Petruhina, Anna A. Zaliznjak, ecc.) e di A. V. Isačenko
(1960), ne esiste un’altra, di senso largo, ‘interlinguistica’, avanzata dalla
Scuola linguistica di Pietroburgo. Quest’ultima, che, puntualizziamo, non
verrà utilizzata in questo lavoro, ritiene i MdA classi semantiche di ver-
bi, affissati e non, terminativi e non-terminativi, descriventi il carattere
di diffusione dell’azione verbale sull’asse temporale (Šeljakin 1987, 66). La
definizione pietroburghese dei MdA nei fatti riflette quanto riferito dai
termini ‘occidentali’ di Aktionsarten, di Carattere del verbo (Bertinetto
1981; Isačenko 1960, 301-302) e, soprattutto, di Azionalità (Bertinetto
1997; Petruhina 2000). In questa definizione dei MdA le classi dei verbi
affissati referenti un seme quantitativo-temporale sono solo una parte
delle varie classi di MdA che strutturano l’intero lessico verbale e, come
le altre, sono ricondotte per sintesi all’unica divisione fra verbi terminati-
vi e non-terminativi, dalla quale sono legate all’Aspetto.
Le proprietà sintattiche dei verbi finitivi
Parlando delle proprietà sintattiche dei finitivi, parliamo della ‘finitezza’,
cioè del fatto che il loro prefisso porta un limite nitido alla durata tem-
porale dell’azione della base. Dunque, un limite necessariamente ‘inter-
no’, poiché non è imposto da circostanziali, ma che è anche ‘reale’ e ‘espli-
cito’ perché un’azione finitiva per natura è un atto perfettivo (Bondarko
1987, 46-51). Sorge, semmai, il problema di capire se il limite imposto dal
prefisso finitivo vada inteso come ‘relativo’, quindi non ostacolante la ri-
occorrenza dell’azione della base nel futuro, come similmente avviene
in un’azione accrescitiva come povysyt’sja (‘incrementare’), o ‘assoluto’,
come similmente avviene per l’azione risultativa del verbo leč’ (‘metter-
si sdraiato’).
Dal punto di vista dell’azionalità, i finitivi del russo (ma, ad esempio,
non quelli del ceco, vedi Petruhina 2000, 225) si caratterizzano per l’esse-
re atti perfettivi eventivi, quindi terminativi puntuali (achievements), ori-
ginati da basi sempre non-terminative. Quest’ultime, nella maggioranza
dei casi, riferiscono atti dinamici omogenei nel loro sviluppo privo di li-
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