Page 166 - Dalle origini ai giorni nostri: convergenze e divergenze tra lingue slave
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Svetlana Slavkova
e la solidarietà nei confronti della persona nominata. In un rapporto for-
male e distante, si opta per l’uso, in funzione referenziale, del nome pie-
no (Vasil, Elena, Katerina) mentre la distanza ridotta e il rapporto più soli-
dale permettono, per lo stesso nome, l’utilizzo sia di forme ipocoristiche
(Vasilčo, Elenka), sia di forme brevi tradizionali (Vaso, Vasko, Katja).
A queste si aggiungono le forme modificate dei nomi ottenute grazie ai
suffissi -ka per i nomi maschili e -če per i femminili, tutte usate, nella loro
funzione referenziale, con articolo (cf. Vaskata, Lenčeto), nonché le varian-
ti brevi maschili in -e e quelle maschili e femminili in -i, sempre con ar-
ticolo (Boreto, Bogito, Mimito). In questo tipo di nomi, che non viene mai
usato senza articolo in contesti referenziali (eccezion fatta per i nomi in
-i che conservano anche la variante senza articolo, Mimi e Mimito), abbia-
mo a che fare con nomi fortemente “determinati”, non solo per la loro ap-
partenenza alla classe dei nomi propri, ma anche per il contesto sociale e
linguistico in cui vengono usati. Infatti, se da una parte, nominando una
persona con il suo nome, quella persona per noi non può che essere iden-
tificata e definita (cf. a proposito anche Garavalova 2004, 141-142), dall’al-
tra, la determinatezza aggiunta dall’articolo è anche marca di familiari-
tà e vicinanza, segno del fatto che la persona così chiamata fa parte dello
spazio personale del parlante ed è un elemento “stabile” nel suo univer-
so personale.
Il valore pragmatico della scelta di usare il nome con articolo in contesti
referenziali (parlando con una terza persona, per esempio) risiede proprio
nella necessità di tenere in considerazione anche la reazione del destina-
tario il quale, per la buona riuscita dell’atto comunicativo, dovrà apparte-
nere allo stesso spazio interpersonale del parlante e della persona nomi-
nata. In caso contrario l’uso del nome con articolo può essere interpretato
come fuori luogo e mettere in difficoltà il destinatario del messaggio.
Per quanto riguarda i contesti allocutivi, in lingua bulgara, accanto alle
forme vocative vere e proprie dei nomi propri di persona (femminili in -o
e maschili in -e), viene utilizzata anche una apprezzabile quantità di for-
me e mezzi per l’appello, la cui scelta viene regolata da fattori socio-cul-
turali e pragmatici.
Così, per esempio, dal punto di vista della carica affettiva e della di-
stanza interpersonale, una certa neutralità è trasmessa dai nomi propri
di persona pieni che, se maschili, tradizionalmente assumono la desinen-
za -e (Vasil > Vasile). In caso di rapporti formali e distanti queste forme
possono anche essere sostituite dal nome proprio non modificato (Vasil).
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