Page 152 - Dalle origini ai giorni nostri: convergenze e divergenze tra lingue slave
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Svetlana Slavkova


                  nell’arco di tutto il XX secolo si osservano oscillazioni nella scelta tra la
                  forma vocativa dei nomi propri di persona (NPP) e la loro forma base. Ciò
                  ha portato a seri mutamenti nel sistema allocutivo bulgaro a sfavore delle
                  forme vocativali che gradualmente venivano sostituite dalle forme base.
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                  Di conseguenza, sorge tra i linguisti un atteggiamento purista  che attri-
                  buisce la vacillazione del sistema dei vocativi al desiderio di imitare mo-
                  delli stranieri di moda, estranei al sistema bulgaro autoctono (Mladenov
                  1928; Părvev 1965; Nicolova 2021).  Contrariamente, S. Stojanov sostie-
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                  ne che, accanto alla tradizionale forma appellativa in -o dei NPP femmi-
                  nili, per esempio, può essere ammesso anche l’uso della forma base del
                  nome con la stessa funzione, in quanto quest’ultima “si è già imposta ed è
                  inutile fare sforzi per limitarla e per considerare le forme allocutive in -o
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                  come le uniche appartenenti alla norma linguistica” (Stojanov 1980, 232).
                  Tuttavia, la critica alle forme dei NPP create sul modello straniero porta
                  ad un approccio prescrittivo che raccomanda di evitare le forme base nei
                  contesti in cui è richiesto il vocativo.
                    V. Murdarov, in riferimento alle forme vocativali femminili, sostiene
                  invece che proprio la necessità di usare forme allocutive specifiche por-
                  ta alla ricerca di forme particolari (diverse da quelle tradizionali in -o) da
                  impiegare in funzione appellativa. Si tratta, secondo l’autore, delle for-
                  me brevi dei NPP (Mimi, Meri < Marija, Eli < Elena; Margi < Margarita)
                  e delle forme ipocoristiche suffissate (Anče < Ani, Julče < Julka, Venče <
                  Veneta): “Anche se le forme vocativali stanno abbandonando la nostra lin-
                  gua, ciò non significa che possiamo rinunciarvi all’istante. I due modi re-





                  4  In generale, dopo la Liberazione della Bulgaria nel 1878, fra la fine dell’800 e l’ini-
                    zio del ‘900 la lingua bulgara subisce forti influenze prima dal russo, dal ceco e dal
                    francese e, successivamente, dal tedesco (Koleva-Ivanova 2019, 26).
                  5  In alcuni casi, la spiegazione di questo fenomeno viene ricercata anche nelle chiare
                    tendenze analitiche del bulgaro: “Ograničavaneto na zvatelnija padež v slučaja na-
                    mira makar i kosveno podkrepa ot cjalostnija analitičen stroj na imennata sistema
                    v săvremennija knižoven bălgarski ezik” [La restrizione d’uso del vocativo in que-
                    sto caso è sostenuta, anche se indirettamente, dalla generale struttura analitica del
                    sistema nominale nel bulgaro letterario moderno – trad. nostra] (Părvev 1965, 14).
                    Tuttavia, considerato il fatto che altre lingue che conservano il sistema flessivo dei
                    casi (come il russo e lo slovacco, per esempio) hanno perso il vocativo, questa spie-
                    gazione non sembra del tutto convincente.
                  6  “e veče pobedila i e bezpolezno da se pravjat usilija za nejnoto nedopuskane i za
                    toleriraneto na zvatelnite formi na -o kato edinstveno pravilni knižovni formi”
                    (Stojanov 1980, 232).


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